Crioconservazione Ovocitaria o Social Freezing

In ambito di fecondazione assistita vi sono delle procedure eseguite più spesso di altre, a volte per motivi di scarsa sensibilizzazione.

Molti conoscono il significato di termini come monitoraggio dell’ovulazione, inseminazione intrauterina, FIVET o ICSI, fecondazione eterologa o Ovodonazione ma pochi, veramente  pochi, sanno cosa sia e perché si  esegua la crioconservazione ovocitaria.

 

In Italia, alcuni anni fa, vi è stato un tentativo di sensibilizzare le giovani coppie verso la programmazione  della genitorialità in anticipo rispetto alla media attuale di circa 35 -36 anni. 

Sebbene sia stato apprezzabile lo sforzo da parte del governo, spesso i risultati sono stati affidati alla sensibilità verso tali tematiche da parte dei medici e di quanti lavorano in ambito di medicina della riproduzione.

Nei nostri centri sempre più spesso vediamo crescere l’età delle coppie che ci chiedono di diventare genitori e grazie all’avvento di metodiche efficaci come la donazione dei gameti e soprattutto l’ovodonazione, oggi abbiamo raggiunto dei risultati straordinari che ci hanno consentito, nell’ultimo decennio, di poter fornire una risposta efficace e risultati confortanti a quanti ci hanno chiesto aiuto.

La nuova sfida, quella che ci vedrà impegnati nei prossimi anni, è quella di sensibilizzare i nostri figli, i nostri giovani, verso una tematica importante quale la preservazione della fertilità.  

 

La scarsità di informazioni  sulla crioconservazione ovocitaria

Tante donne che giungono ai nostri centri denunciano una carenza informativa e una quasi assoluta mancanza di attenzione verso tematiche cosi importanti.

Quelle stesse donne ci raccontano che avrebbero conservato i propri ovociti a 30-35 anni e non a 40 anni se qualcuno avesse detto loro che la medicina non gli avrebbe garantito la maternità oltre una certa età.

La traduzione anglosassone rende molto bene il concetto, ossia bloccare la propria fertilità, congelarla, per motivi sociali, cioè a causa di scelte, spesso non proprio desiderate, che ci porteranno a ritardare la programmazione delle gravidanze.

Entrando un po' più nell’argomento consideriamo che l’ovocita è una cellula non rinnovabile, presente nelle ovaia della donna fin dalla sua nascita anzi da prima; questo comporta un suo progressivo invecchiamento e di qui la necessità di svolgere il suo compito prima che sia troppo tardi.

Congelare un ovocita quando questo è ancora giovane e di buona qualità, garantirà alla paziente di poterlo utilizzare anche anni dopo per ottenere embrioni ed avere buone possibilità di diventare mamma.

Congelare un ovocita quando ormai ha già una bassa qualità non regalerà a quella stessa paziente grandi possibilità di diventare mamma.

 

 

Come si effettua la crioconservazione ovocitaria

 

Nel momento in cui si sono verificate le buone condizioni della paziente attraverso pochi e semplici esami medici si può programmare il protocollo di stimolazione ovarica che consentirà di ottenere un accrescimento di un numero di follicoli alto, al fine di recuperare un certo numero di ovociti.

Gli ovociti verranno recuperati con la stessa metodica con cui vengono ottenuti nelle tecniche come la FIVET ossia attraverso l’agoaspirazione per via transvaginale ecoguidata (sotto guida ecografica) con l’aiuto di una superficiale anestesia in un lasso di tempo non superiore ai 10 minuti in genere.

Una volta terminata la procedura, la nostra paziente tornerà a casa dopo un paio d’ore e noi provvederemo a mettere al sicuro i suoi ovociti per i prossimi anni in azoto liquido in modo da conservarli come al momento del loro prelievo.

Quando e se arriverà il momento in cui la nostra paziente ci chiederà di utilizzare i suoi ovociti per darle una gravidanza, li estrarremo dall’azoto liquido e li fertilizzeremo con gli spermatozoi del suo compagno al fine di ottenere embrioni ed iniziare il viaggio verso la maternità. 

 

 

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