Parlare di salute mentale nei percorsi di fecondazione assistita è fondamentale. Troppo spesso questo aspetto viene sottovalutato, lasciando solchi profondi nelle coppie che hanno affrontato trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA).
Partiamo da un presupposto semplice: il supporto psicologico è sempre utile. Probabilmente dovremmo imparare a consigliarlo in modo più sistematico, anche quando potrebbe sembrare superfluo.
Detto questo, ritengo che il primo vero sostegno psicologico debba provenire dal medico curante, dal suo team e dall’ambiente che accoglie la coppia sin dal primo incontro. È lì che si inizia a costruire un rapporto di fiducia, empatia e sicurezza.
Mi colpisce profondamente il danno che molte coppie ricevono da un’informazione invadente, superficiale e spesso ingannevole. E ciò che è più falso e promettente, spesso finisce per essere anche il più attraente—almeno in apparenza. Ma poi, sulle macerie di quelle false promesse, bisogna ricostruire tutto da capo.
Accedendo al mondo digitale della PMA, basta digitare poche parole chiave per trovarsi catapultati in una giungla di contenuti promozionali, strutturati più per attrarre clienti che per informare correttamente i pazienti.
E qui sta il nodo: nella medicina non esistono clienti, ma pazienti. E attrarre pazienti come se fossero consumatori non è solo scorretto, è eticamente e moralmente inaccettabile.
È fin troppo facile imbattersi in video di “guru” della fertilità, truccati, sorridenti, abbronzatissimi, pronti a vendere sogni… ma che si rivelano falciatori di speranze, lasciando le coppie in uno stato di smarrimento emotivo e psicologico.
Spesso il mio primo passo con queste coppie è proprio questo: ricostruire, con approccio quasi paterno, la fiducia tradita, dopo che sono state abbandonate da chi non solo non ha mantenuto le promesse, ma non è nemmeno stato in grado di fornire spiegazioni cliniche o un supporto umano.
Il ruolo del medico: tecnica ed empatia
Il percorso di PMA inizia davvero nel momento in cui si costruisce un’alleanza tra medico, team e coppia. Un’alleanza che deve reggersi non solo sulla competenza tecnica, ma anche sull’ascolto, sulla condivisione, sull’accompagnamento emotivo.
Un bravo medico non “porta a destinazione” il paziente come fosse un pacco. Lo accompagna come un genitore accompagna un figlio a scuola: parlandogli, sostenendolo, condividendo pensieri ed emozioni lungo il cammino.
Quando il danno è già stato fatto da chi ha promesso l’impossibile, tutto diventa più complesso. E allora il supporto del team non basta più: occorre affiancare alla cura clinica un percorso psicologico professionale, con figure esperte e di fiducia, in grado di sanare le ferite più profonde.
Perché la PMA ha bisogno di verità, non di marketing
Chi opera nel settore dovrebbe difendere la verità e tutelare i pazienti, non illuderli. E forse sarebbe il caso di aprire un dibattito serio – e anche legale – contro chi si permette di vendere sogni confezionati come certezze, quando in realtà si tratta solo di bolle di sapone.
Noi, come professionisti della salute riproduttiva, non ci tiriamo indietro mai. Supportiamo le nostre coppie con tutte le energie a nostra disposizione. Ma se ci fosse maggiore correttezza nella comunicazione e meno illusioni vendute online, il nostro lavoro sarebbe meno faticoso e la fiducia più facile da preservare.