Covid-19, immunoglobuline e riproduzione assistita. Il parere del dr Girolamo Landino

In questi mesi tutti abbiamo avuto modo di familiarizzare con dei concetti che normalmente sono di pertinenza medica. L’informazione fornita dalle fonti più varie ha consentito a molti di costruirsi una propria idea su alcune tematiche. Fin qui tutto bene, se non fosse che a fornire informazioni spesso generiche sono il più  delle volte fonti non mediche o elaborazioni delle stesse da parte di soggetti terzi.

Lo scopo di questo breve articolo è fare un minimo di chiarezza su cosa sono gli anticorpi e come sia complessa la loro interpretazione in alcuni casi.

Molto brevemente diremo che gli anticorpi sono delle particolari proteine prodotte dai linfociti (un tipo di globuli bianchi) che servono ad individuare gli antigeni specifici contro i quali vengono sintetizzati innescando poi eventi a catena che portano all’eliminazione dell’antigene indesiderato.

Cercando di restringere la trattazione per essere più diretti, diremo che gli anticorpi vengono prodotti quando i nostri linfociti incontrano per la prima volta un certo antigene e sono specifici per quello e solo quello.

Riconosciamo vari tipi di immunoglobuline ma quelle più interessanti per la nostra breve trattazione sono le igm e le igg.

Le prime (igm) sono quelle che vengono prodotte nel giro di pochi giorni o settimane dal primo contatto con l’antigene aumentano rapidamente. Poche settimane dopo, in genere quando le igm sono al picco, iniziano a comparire anche le igg che sono quelle che poi in genere rimangono per sempre (con le dovute differenze a seconda dell’antigene).

 

Troviamo spesso sia le igm che le igg e quindi diviene difficile capire subito se siamo di

fronte ad un paziente in fase acuta o no. Da questa breve esposizione capiamo che utilizzare questo metodo come mezzo di ausilio diagnostico non sia facile, soprattutto se utilizzato in modo improprio ossia quando si ritiene erroneamente che il test possa essere dirimente.

 

Finora la diagnosi di covid-19 è stata fatta col tampone in persone sintomatiche quindi in un momento in cui se c’è malattia spesso il tampone è positivo perché rileva la presenza del virus responsabile dello stato di alterazione del momento.

 

L’utilizzo delle immunoglobuline viene da molti proposto anche come propedeutico all’esecuzione di interventi, ivi compresa la riproduzione assistita.

A questo proposito, poiché chi scrive è un medico ed ha esperienza di interpretazione di screening delle malattie con le immunoglobuline, consideriamo, volendo rimanere estremamente larghi di manica, almeno due difficoltà macroscopiche:

  1. trovare positività per le igg e/o le igm non significa avere la malattia con certezza, sarebbero necessari altri test di conferma e approfondimento ma siccome in molti casi questi test verrebbero eseguiti a ridosso delle procedure, non vi sarebbe altro modo che rinviare l’intervento con la conseguenza che nei molti casi di falso allarme avremmo condizionato una procedura già di per se emotivamente difficile da portare avanti per le coppie;

  2. il test potrebbe risultare negativo per errore di laboratorio (non entrando nel merito dell’enorme questione dei test validati o meno dai governi) o per finestra temporale (ad esempio igm non ancora evidenti nel sangue pur essendoci già il virus in circolo.

 

Tutto questo mi porta a sottolineare che le immunoglobuline, se eseguite ad intervalli regolari, possono essere un ausilio importante per fare lo storico di un’epidemia come questa, sia sulla popolazione che sul singolo individuo ed in particolare negli asintomatici.

Il discorso diventa molto più  complesso quando il clinico si trova a dover utilizzare questa metodica per decidere la condotta medica da seguire nel singolo paziente ed, in particolare, nei casi di riproduzione assistita, che rivestono sempre i caratteri di complessità emotiva e spesso di urgenza medica.

L’evidenza medica talvolta si deve confrontare anche con aspetti medico legali ed emozionali, ma ritengo non si debba fare l’errore di assumere condotte finalizzate a sentirsi falsamente rassicurati.

Il ruolo del medico, di ciascun medico, è quello di utilizzare gli strumenti migliori e metterli a disposizione dei suoi pazienti cercando sempre di condividere i percorsi che spesso non hanno una strada tracciata.

Le curve esplicative dei testi possono servire a spiegare dei concetti generici ma l’applicazione degli stessi ai nostri pazienti è cosa molto più  complessa e lo diventa ancor più  se non si utilizzano correttamente preparazione medica, buonsenso, razionalità e attenzione verso il prossimo.

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