La buona informazione nella procreazione medicalmente assistita:   rapporto tra medico e pazienti

In questo articolo trattiamo il tema dell’importanza di una buona comunicazione tra medico e paziente nella procreazione medicalmente assistita

Ritengo fondamentale la trattazione di questo argomento al fine di condividere le finalità e le difficoltà legate alla comunicazione e quindi alla trasmissione delle informazioni tra medico e paziente e viceversa.

Come in tutti i rapporti interpersonali, anche alla base di quello tra medico e paziente, che in questo caso va inteso come singolo costituente della coppia ed anche come insieme costituente la coppia, vi sono una serie di fattori legati ad esempio, al preconcetto che i pazienti spesso hanno del medico prima di conoscerlo (informazioni tratte da amici o parenti, passaparola, internet, media, social ecc.), all’ambiente in cui ci si trova ad essere accolti ed al tempo che ci viene dedicato, all’empatia, ossia alla compartecipazione emotiva del professionista alla situazione dei pazienti e alla percezione di questa che essi hanno.

È chiaro che tutti questi fattori sono importanti nell’impostazione di un rapporto delicatissimo ma ancor più importante e di fondamentale importanza è tutto ciò che viene a valla di questa fase ossia dopo.

Faccio un passo indietro per affrontare l’argomento in modo semplice e possibilmente veloce.

Sappiamo che in un ambito come la medicina e ancor più come quello della sterilità di coppia e della procreazione medicalmente assistita  il metro di valutazione principale è il risultato, ossia l’ottenimento della gravidanza a seguito di un intervento medico o di un semplice orientamento ricevuto, qualsiasi esso sia.

Sappiamo però anche che, ahimè, allo stato dell’arte attuale, le percentuali di gravidanza che si ottengono non superano il 40% per ciclo di trattamento in caso di trattamenti omologhi ed il 60% in caso di trattamenti eterologhi (fatte salve percentuali che si discostino dalla realtà).

Alla luce di questi dati, ci appare chiaro che la maggior parte delle coppie che si rivolge ai centri di infertilità non è affatto scontato che ottenga con immediatezza la gravidanza come spesso  si è immaginato costruendosi quindi un’idea non completa del quadro.

Tanto premesso direi che ad oggi non è più sufficiente fare della propria conoscenza e coscienza la principale fonte di investimento per garantire il massimo possibile degli standard di trattamento dal punto di vista deontologico ma bisogna essere anche degli ottimi comunicatori.

Oggi si usa un termine,  “counseling”, per identificare una parte fondamentale dell’attività di un medico, importante quanto il risultato se non di più ma cosa significa?

Ho utilizzato la Treccani per dare un’idea molto precisa e dunque:  nell’ambito sanitario, è un’attività relazionale, svolta da personale specializzato (counselor), finalizzata a orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità di persone momentaneamente in difficoltà. Il counseling, che può essere individuale o di gruppo, promuove atteggiamenti attivi verso soluzioni possibili di una problematica, aiuta a prendere decisioni e a migliorare le relazioni interpersonali. Scopo fondamentale è lo sviluppo dell’autonomia della persona, che rimane sempre la protagonista del processo di c., e che viene messa nelle condizioni di attuare scelte dopo essere stata guidata a esaminare la situazione da diversi punti di vista.

 

.....scopo fondamentale è lo sviluppo dell’autonomia della persona, che rimane sempre la protagonista del processo…..

 

Mi piace rimarcare questo passaggio perché identifica in modo efficace il punto verso il quale ogni sforzo del medico deve convergere ossia dare alla coppia tutte le informazioni possibili sia di carattere generale ma anche e soprattutto di carattere individuale al fine di far compartecipare in modo importante i pazienti al processo decisionale.

Se il medico è capace di immergere la coppia nella realtà che la riguarda e quindi spiegare e far comprendere bene gli aspetti diagnostici, le possibili terapie, le possibili problematiche i possibili scenari, allora il suo compito sarà ben svolto e avrà tutelato nel modo migliore possibile la coppia perché gli avrà fornito tutti gli elementi per poter decidere come procedere e cosa aspettarsi dal relativo percorso, senza correre il rischio di creare false aspettative che poi producono sempre effetti negativi ed in alcuni casi disastrosi sui pazienti.

 

Dunque riassumendo ancora,  il dialogo, il tempo che si dedica al colloquio col paziente, le informazioni che ci si scambia, sono fondamentali e devono accompagnare tutto il percorso che le coppie faranno col  medico perché la conoscenza e la consapevolezza di se e del problema, sono gli unici elementi che aiuteranno le coppie e il medico nel gestire i momenti difficili.

Come dico sempre, gestire i momenti felici è facile, è la gestione di quelli difficili dove veramente si vede la qualità del lavoro che si è fatto prima e di quello che si è costruito insieme.

Mi piace chiudere questo breve discorso citando il motto che ho sempre davanti agli occhi e che cerco di trasferire sia ai miei pazienti che ai miei figli ed ai miei amici: “Ciò che vale merita di essere atteso”, ma l’attesa deve essere un momento sempre costruttivo e di compartecipazione altrimenti il concetto non è applicabile

 

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